La vicenda è ambientata in una casa affacciata sul lago di Como, un tempo abitata da Paolo Avanzi, artista enigmatico scomparso misteriosamente cinquant’anni prima.
A riaprirne le porte è Ivano Paltesi, un uomo di cinquant’anni che ha deciso di lasciare tutto: lavoro, relazioni, una vita ormai svuotata di senso. Il suo intento è semplice e radicale allo stesso tempo — ricominciare, dedicarsi finalmente all’arte e alla creatività.
Il racconto prende forma in prima persona, attraverso la sua voce.
L’equilibrio iniziale si incrina quando, nella casa appena acquistata, uno specchio cade improvvisamente e si frantuma senza apparente motivo. Un episodio che inquieta Paltesi e lo spinge a interrogarsi sul passato dell’abitazione.
Da quel momento prende avvio un’indagine che è insieme esterna e interiore.
Nel tentativo di ricostruire la figura di Paolo Avanzi — pittore e scrittore — Paltesi ne segue le tracce attraverso opere, testimonianze e ricordi. In questo percorso è affiancato da una pittrice che lo aveva conosciuto in vita e da un poliziotto in pensione, che lo guida nella ricostruzione della sua misteriosa scomparsa.
Tassello dopo tassello, il “cold case” si ricompone.
Lo specchio infranto diventa così simbolo e chiave di lettura dell’intera vicenda: non solo metafora della verità frammentata, ma anche richiamo diretto allo stile pittorico di Avanzi, in cui le figure appaiono spezzate, come riflesse in superfici incrinate.
Ma mentre l’indagine procede, accade qualcosa di più profondo.
Seguendo le orme di Avanzi, Ivano Paltesi finisce per ritrovare se stesso, fino a diventare — forse — il suo alter ego, in una continuità che supera il tempo.
E proprio quando il protagonista sottopone il manoscritto del suo romanzo a un editore, emerge il dubbio più inquietante: quella storia è davvero sua? Oppure è solo la riscrittura — inconsapevole — di qualcosa che esisteva già?
Il confine tra realtà e immaginazione, a quel punto, si dissolve.
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